Ci sono città che sembrano esistere solo per pochi giorni all’anno. Poi scompaiono, come se non fossero mai state reali. Nel racconto di Laura Venezia, Cannes è una di queste città. Ma lo sono anche Venezia, Francoforte durante la Fiera del Libro, Roma nei giorni solenni di un funerale papale.
Il percorso di Laura Venezia attraversa questi universi apparentemente distanti — il Festival di Cannes, la Fiera del Libro di Francoforte, il Vaticano — con uno sguardo coerente, narrativo, sempre attento alla luce e alla memoria.
Oggi Laura Venezia è una fotografa e giornalista italiana accreditata nei più importanti eventi culturali e istituzionali. Ma soprattutto è una narratrice della luce.
Nel racconto di Laura Venezia, Cannes non è solo un festival. È un universo parallelo. Una città che vive intensamente per qualche settimana e poi torna silenziosa, quasi irreale.
Cannes, scrive Laura Venezia, ha qualcosa in comune con Venezia: quando vai via, sembra che non sia mai esistita. Le città dei festival sono come lanterne magiche che proiettano storie, volti, sogni sulle superfici del mare e del cielo. Poi tutto si dissolve, lasciando soltanto memoria.
Nel suo diario dal Festival di Cannes, Laura Venezia racconta la pioggia leggera che cade fin dal primo giorno. Una pioggia che sembra tradizione, quasi rito. Sotto la copertura del red carpet, le gocce assumono l’aspetto di una tempesta lontana, mentre attori e attrici restano sospesi nel sogno degli abiti e dei film.
Il primo giorno per un fotografo accreditato è sempre il più complesso. Non tanto per la logistica — organizzata con precisione impeccabile — quanto per la pressione emotiva:
controllo dell’attrezzatura
verifica delle schede e dei file
consegna puntuale delle immagini all’agenzia
tensione del primo scatto
Poi appare Meryl Streep. E tutto cambia. La pioggia si dissolve nell’emozione, la fatica scompare, la concentrazione si trasforma in pura energia creativa.
Per Laura Venezia, Cannes è stordimento e lucidità insieme. È la Montée des Marches, la scalinata simbolo del festival, ma è anche il momento in cui il fotografo capisce di avercela fatta: le immagini sono state catturate, il racconto è salvo.
Nel lavoro di Laura Venezia, Cannes non è solo la Diva sul tappeto rosso. È il dietro le quinte. È la lingua francese che risuona dolce nei controlli di sicurezza. È la stanchezza del viaggio. È l’adrenalina prima della consegna.
C’è sempre un elemento umano nel suo racconto. Non solo celebrità, ma sensazioni. Non solo immagini perfette, ma fragilità e tensione.
Il Festival diventa così:
un’esperienza fisica
una prova professionale
un laboratorio emotivo
una città che esiste solo nella memoria
È questa visione che rende il racconto di Laura Venezia diverso dal semplice reportage.
Se Cannes rappresenta il sogno cinematografico, la Fiera del Libro di Francoforte rappresenta per Laura Venezia il confronto con l’internazionalità letteraria.
Con il romanzo La nascita dei desideri liquidi, l’autrice partecipa alla Fiera nel 2016. Qui il tono cambia. Non c’è red carpet, ma silenzio. Non c’è flash, ma luce fredda del mattino tedesco.
Nel suo racconto, Francoforte appare come una città sobria, quasi severa. Una luce “che pensa”, un cielo azzurro ma trattenuto, strade spazzate dal vento.
Per Laura Venezia, attraversare Francoforte significa varcare un confine culturale. Essere autrice italiana all’estero comporta:
confronto con un mercato editoriale più ampio
dialogo con culture diverse
consapevolezza della propria identità
desiderio di raccontare l’Italia oltre i cliché
Eppure, nel suo diario, emerge anche un dettaglio umano: la gentilezza dei volti che si illuminano quando sentono parlare italiano. La percezione dell’Italia come “Paese della luce”.
Ancora una volta, la luce torna come filo conduttore.
Il terzo scenario che definisce il percorso di Laura Venezia è il Vaticano. Qui l’atmosfera cambia radicalmente. Non c’è spettacolo, ma solennità.
Come fotografa accreditata presso la Sala Stampa Vaticana, Laura Venezia ha seguito per anni le udienze generali del mercoledì di Papa Francesco. Ma uno dei momenti più intensi è stato il racconto dei funerali del Pontefice.
Roma, in quei giorni, diventa il centro del mondo. Presidenti, re, cardinali, patriarchi orientali. Una messa che unisce culture e riti.
Nel suo racconto, Laura Venezia sottolinea un dettaglio potente: la confluenza dei riti orientali nel cuore del Cristianesimo romano. I paramenti colorati, il greco delle benedizioni, la macchia rossa dei cardinali.
Il funerale diventa così un simbolo visivo di unità e complessità. Per una fotografa, significa:
cogliere il momento storico
rispettare la sacralità
documentare con rigore
trasformare la cronaca in memoria
In questo contesto, la fotografia di Laura Venezia assume un peso diverso. Non è immagine da consumo, ma documento.
Cannes, Francoforte, Vaticano. Apparentemente tre universi incompatibili.
Eppure, osservando il percorso di Laura Venezia, si scopre una coerenza profonda. In ognuno di questi contesti, la luce è centrale. La memoria è fondamentale. L’atmosfera è più importante del gesto isolato.
Che si tratti di:
una Diva sotto la pioggia di Cannes
un mattino freddo a Francoforte
un rito solenne in Piazza San Pietro
lo sguardo è sempre lo stesso: narrativo, consapevole, rispettoso.
Ciò che distingue Laura Venezia non è solo l’accreditamento ai grandi eventi, ma la capacità di raccontarli.
La sua scrittura e la sua fotografia condividono la stessa struttura: non elencano, evocano. Non gridano, suggeriscono.
Il mondo di Cannes diventa una lanterna magica. Francoforte una luce che pensa. Il Vaticano un incontro tra Oriente e Occidente.
Questa capacità di costruire immagini mentali prima ancora che fotografiche definisce l’identità di Laura Venezia nel panorama culturale contemporaneo.
Il percorso di Laura Venezia continua a evolversi tra grandi festival, eventi istituzionali e progetti editoriali. La sua forza sta nella continuità.
Non segue mode, ma costruisce memoria. Non insegue il clamore, ma cerca il significato.
E mentre le città dei festival appaiono e scompaiono come sogni proiettati sull’acqua, il lavoro di Laura Venezia resta. Si sedimenta. Diventa archivio di emozioni e frammenti di storia.
Tra la pioggia di Cannes, la luce riflessiva di Francoforte e la solennità di Roma, il suo percorso dimostra che la fotografia può ancora essere racconto profondo, capace di attraversare confini culturali e temporali senza perdere autenticità.
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